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sabato 28 febbraio 2009

Licenziata perchè parlava male del lavoro su Facebook


In Gran Bretagna, una ragazza di sedici anni impiegata presso l’azienda Ivell Marketing & Logistics, parlando con gli amici sul social network si era sfogata del proprio lavoro, definendolo noioso e affermando con convinzione di essere sottovalutata troppo, dato che le era stato affidato il compito di fare delle fotocopie.

Ed è così che i capi dell’azienda l’hanno convocata, le hanno mostrato le prove del delitto su Facebook e la ragazza è stata licenziata in tronco.

Non è il primo dei casi di questo tipo successi negli ultimi mesi in tutto il mondo e questo dovrebbe iniziare a farci riflettere. Internet è un’immensa piazza virtuale e non basta una registrazione o una richiesta di amicizia per nascondere del tutto i nostri pensieri sulle persone o sulle azioni che svolgiamo ogni giorno.

Fare molta attenzione a ciò che esprimiamo deve essere quindi una priorità per tutti. D’altronde non dimentichiamo che sempre più spesso un dirigente di un’azienda che potrebbe assumerci, controlla su internet ciò che amiamo fare durante il tempo libero, analizza le nostre aspirazioni e le nostre idee politiche e sociali e stila un dettagliato rapporto che potrebbe condizionare davvero la nostra vita.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ho sentito la notizia al anche al Tg2. Povera ragazza, mi dispiace per lei. Credo che il provvedimento sia stato un po' troppo severo: potevano punirla senza licenziarla. Tuttavia il suo capo non ha tutti i torti ad arrabbiarsi. Il guaio è che Facebook induce le persone a registrarsi sempre con nome e cognome vero: è logico che uno deve stare attento a quello che dice, perché ci possono essere delle conseguenze. Ma molto spesso le persone non ci pensano, perché internet ormai è per molti un luogo in cui aprirsi e confidarsi con estrema sincerità. E' bello che sia così... Ma in certi casi è meglio essere sinceri solo se protetti dall'anonimato.

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